Quando la Mente Cerca di Proteggerci da una Sofferenza Invisibile
Il vero problema non è l’ossessione
Quando una persona soffre di un’ossessione, tende a concentrare tutta la propria attenzione sul contenuto dell’ossessione stessa.
Può trattarsi di un pensiero che ritorna continuamente, di una paura irrazionale, di un dubbio persistente o di un bisogno incontrollabile di verificare, controllare e prevedere.
Allo stesso modo, chi vive una condizione paranoica concentra la propria attenzione sulle minacce percepite all’esterno: persone che giudicano, complotti, tradimenti, persecuzioni o pericoli nascosti.
Ma se l’ossessione e la paranoia non fossero il problema?
E se fossero invece una soluzione?
Una soluzione imperfetta, certamente, ma pur sempre una soluzione che la coscienza costruisce per sopravvivere a una sofferenza che non riesce a comprendere.
La coscienza deve dare un significato al dolore
Secondo il Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza, la mente umana non tollera facilmente il caos.
Quando emerge una sofferenza profonda, la coscienza cerca immediatamente di attribuirle una causa, una spiegazione e una direzione.
Il problema nasce quando il dolore originario non è accessibile alla consapevolezza.
Può trattarsi di:
- una ferita emotiva dimenticata;
- una paura mai riconosciuta;
- un conflitto interiore irrisolto;
- un bisogno affettivo frustrato;
- una perdita non elaborata;
- un senso di inadeguatezza troppo doloroso da accettare.
In questi casi la coscienza continua a percepire il disagio, ma non riesce più a identificarne la fonte reale.
La sofferenza rimane.
La spiegazione scompare.
L’ossessione come tentativo di controllo
Quando la causa del dolore diventa invisibile, la coscienza cerca un nuovo oggetto su cui concentrarsi.
Nasce così l’ossessione.
Il pensiero ossessivo offre un’apparente sensazione di controllo.
La mente smette di interrogarsi sul dolore profondo e concentra tutte le proprie energie su qualcosa di più gestibile.
In questo modo la persona crede di stare combattendo il problema.
In realtà sta combattendo il sintomo che il problema ha generato.
L’attenzione viene spostata dalla sofferenza originaria a un contenuto secondario.
L’ossessione diventa quindi una strategia di adattamento.
Una strategia costosa, limitante e spesso dolorosa, ma pur sempre una strategia di sopravvivenza psicologica.
La paranoia come tentativo di spiegazione
Anche la paranoia può essere interpretata come un adattamento della coscienza.
Quando il disagio interiore diventa intollerabile, la mente può attribuirne l’origine all’esterno.
Se il dolore non viene riconosciuto dentro di sé, esso viene proiettato fuori.
La sofferenza assume allora il volto di un nemico, di una minaccia o di una presenza ostile.
La coscienza trova finalmente una spiegazione.
Non è più costretta a confrontarsi con l’incertezza.
Meglio una spiegazione dolorosa che nessuna spiegazione.
La paranoia rappresenta quindi il tentativo di dare un ordine a un malessere che altrimenti apparirebbe incomprensibile.
L’errore dell’interpretazione
Il problema non è il dolore.
Il problema è l’interpretazione.
La coscienza percepisce correttamente che qualcosa non va.
Sbaglia però a identificare la causa.
È come vedere il fumo e attribuirlo alla nuvola invece che all’incendio.
Il segnale è reale.
L’interpretazione è distorta.
Nel Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza questo fenomeno viene descritto come uno spostamento interpretativo.
La sofferenza originaria viene sostituita da una narrazione che appare più tollerabile o più comprensibile.
Curare il sintomo o comprendere il messaggio?
Se l’ossessione e la paranoia sono adattamenti della coscienza, la domanda cambia radicalmente.
Non si tratta più soltanto di eliminare il sintomo.
Occorre comprendere quale sofferenza stia cercando di compensare.
Ogni sintomo diventa un messaggio.
Ogni paura diventa un indizio.
Ogni interpretazione disfunzionale diventa una traccia che conduce verso una ferita più profonda.
La vera trasformazione non avviene quando il sintomo viene combattuto.
Avviene quando la coscienza riconosce finalmente ciò che il sintomo stava cercando di nascondere.
Dall’ossessione alla consapevolezza
Forse il percorso di crescita non consiste nel liberarsi immediatamente delle proprie ossessioni o delle proprie paure.
Forse consiste nel comprendere perché esse sono nate.
Quando la sofferenza originaria viene riconosciuta, accolta e integrata, la funzione protettiva del sintomo perde gradualmente la propria utilità.
La coscienza non ha più bisogno di costruire interpretazioni compensative.
Non ha più bisogno di creare nemici immaginari.
Non ha più bisogno di ripetere all’infinito gli stessi pensieri.
Perché ciò che cercava disperatamente di comunicare è stato finalmente ascoltato.
E quando il messaggio viene compreso, il messaggero può lasciare il suo posto al silenzio della consapevolezza.
prof. Nicola Carpeggiani

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