Dalla caverna di Platone

Dalla caverna di Platone

al Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza (MPCC)

La realtà che vediamo è davvero la realtà?

Più di duemila anni fa, Platone raccontò una delle metafore più potenti della storia del pensiero umano: il Mito della Caverna.

Nella sua allegoria, un gruppo di uomini vive incatenato all’interno di una caverna fin dalla nascita. Costretti a guardare sempre nella stessa direzione, essi possono osservare soltanto le ombre proiettate sulla parete davanti a loro. Non hanno mai visto altro e, per questo motivo, credono che quelle ombre rappresentino l’intera realtà.

Un giorno uno dei prigionieri viene liberato. Inizialmente la luce lo acceca. Ciò che scopre all’esterno della caverna contraddice tutto ciò che aveva sempre considerato vero. Dopo un lungo percorso di adattamento, comprende che le ombre erano soltanto rappresentazioni parziali e distorte di una realtà molto più vasta.

Quando torna nella caverna per raccontare la verità agli altri, viene deriso e rifiutato.

Da oltre due millenni questa allegoria viene interpretata come il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza. Tuttavia, alla luce del Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza, essa può essere letta in una prospettiva ancora più profonda.

La caverna non è fuori di noi: è dentro di noi

Secondo l’interpretazione tradizionale, la caverna rappresenta il mondo dell’illusione e delle apparenze.

Nel Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza la caverna assume invece un significato psicologico.

La caverna è la struttura interpretativa attraverso cui ogni individuo osserva il mondo.

Non vediamo la realtà così com’è.

Vediamo la realtà attraverso la posizione occupata dalla nostra coscienza.

Due persone possono vivere lo stesso evento e attribuirgli significati completamente diversi. Non perché una abbia ragione e l’altra torto, ma perché osservano l’esperienza da punti differenti della struttura della coscienza.

Le ombre della caverna diventano così le interpretazioni che la mente costruisce per dare significato agli eventi.

Le catene come meccanismi della coscienza

Nel racconto di Platone i prigionieri sono incatenati.

Nel MPCC le catene non sono fisiche, ma psicodinamiche.

Sono costituite da:

  • paure;
  • bisogni inconsapevoli;
  • convinzioni radicate;
  • schemi interpretativi;
  • identificazioni dell’ego;
  • traumi non elaborati.

Questi elementi determinano la posizione da cui la coscienza osserva la realtà.

Finché una persona rimane identificata con tali strutture, non può vedere oltre le proprie ombre interiori.

Crede che la propria interpretazione coincida con la verità.

L’uscita dalla caverna come evoluzione della coscienza

Nel Mito della Caverna il percorso verso la luce è doloroso.

Anche nel Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza ogni evoluzione richiede una crisi delle interpretazioni precedenti.

La sofferenza non nasce dalla realtà in sé.

Nasce dall’incompatibilità tra la realtà e il modo in cui la coscienza la interpreta.

Ogni volta che una persona supera una paura, integra un conflitto o modifica una struttura interpretativa, compie un piccolo passo fuori dalla caverna.

Non scopre una nuova realtà.

Scopre un nuovo modo di interpretare la realtà.

Esiste davvero il mondo esterno?

Qui emerge una differenza fondamentale tra Platone e il Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza.

Per Platone esiste una realtà oggettiva superiore che attende di essere scoperta.

Nel MPCC la questione viene affrontata in modo diverso.

La domanda non è:

“Qual è la realtà?”

La domanda diventa:

“Da quale posizione della coscienza sto osservando la realtà?”

L’evoluzione non consiste necessariamente nel raggiungere una verità assoluta, ma nell’acquisire una maggiore consapevolezza dei meccanismi che producono le nostre interpretazioni.

La libertà non nasce dal possesso della verità.

Nasce dalla comprensione dei processi che generano le nostre verità.

Il ritorno nella caverna

Nella metafora platonica il filosofo torna nella caverna per aiutare gli altri.

Anche nel percorso della coscienza esiste un momento analogo.

Chi comprende i propri meccanismi interiori non acquisisce superiorità sugli altri.

Acquisisce responsabilità.

Comprende che ogni individuo vive all’interno di una specifica struttura interpretativa e che nessuno può essere liberato con la forza.

La coscienza evolve soltanto quando è pronta a mettere in discussione le proprie ombre.

La nuova lettura della caverna

Alla luce del Modello Psicodinamico Ciclico della Coscienza, il Mito della Caverna non parla soltanto della conoscenza.

Parla dell’evoluzione della coscienza.

Le ombre non sono semplici illusioni.

Sono interpretazioni.

Le catene non sono strumenti di prigionia.

Sono strutture psicologiche.

La luce non è una verità esterna.

È l’espansione della consapevolezza.

E la caverna non è un luogo remoto descritto da un antico filosofo.

È la struttura invisibile attraverso cui ogni essere umano osserva il mondo ogni giorno della propria vita.


Una risposta a “Dalla caverna di Platone”

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